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Domanda n.18: La sofferenza di Gesù sulla croce

Friday, 18 March 2016

Domanda:
"Cara Maria, ho letto sul sito una rivelazione in cui si spiega che esistono due tipi di sofferenza, c'è la sofferenza che un essere umano prova nella vita, e la sofferenza dello spirito. Gesù era uomo, ma era anche figlio di Dio: quale delle due sofferenze ha provato sulla croce?"

Risposta:
"Caro Luciano, tu ti riferisci ad una rivelazione in cui Fratello Piccolo risponde ad una domanda del genere e spiega ai fratelli del Centro che c'è un tipo di sofferenza che è quella che un essere umano prova nella vita, e questa lo allontana da Dio perchè rende l'uomo cieco e inutile; l'altro tipo di sofferenza, invece, è quella che prova l'uomo consapevole dell'esistenza dell'anima e dell'evoluzione da compiere.
Fratello Piccolo ci spiega che il dolore spirituale è quello maggiore, perchè vuol dire abbandonare il proprio io interiore e staccarsi da tutto ciò che è materiale. Ma ci insegna anche che la sofferenza terrena va offerta a Dio (dice Fratello Piccolo "Oh, mio Signore, Ti offro le mie sofferenze per l'evoluzione del mio spirito, affinchè io possa sentirTi e parlarti"- Rivelazione 4.10.89) e così piano piano il dolore terreno viene tramutato in dolore spirituale, viene accettato e diventa "gioioso", perchè offrirlo a Dio comporta una grande gioia che dona serenità. Così, con questa accettazione, tutto si tramuta in gioia.
Per venire alla sofferenza di Gesù, tu sai che il nostro Centro ha avuto il dono di ricevere, tramite la voce di Neri, infiniti insegnamenti direttamente dal Maestro, durante oltre quindici anni, e in uno di questi vengono rivissuti per noi gli ultimi momenti della crocifissione, e ci viene svelato che Gesù non soffrì fisicamente sulla croce, ma spiritualmente.
L'insegnamento contenuto in questa rivelazione è chiaro: se il nostro spirito fosse veramente pronto, noi non soffriremmo per le prove terrene, così come Lui non soffrì sulla croce. Ecco cosa ci è stato detto:

"Davanti al tabernacolo dell’Amore, davanti al tabernacolo dell’evoluzione, davanti al tabernacolo della Luce, la Luce che rinnova ogni figlio sulla terra, Io dico a voi, figli Miei, quale mai giorno fu migliore di questo per l’umanità? Quale giorno fu migliore di questo per rinnovare ogni essere umano? Oh, quanti mai increduli si ravvidero, quanti mai scettici piansero, quanti mai figli della Luce sorrisero, per, tutti insieme, intraprendere una via: la via dell’armonia spirituale, la via che rinnova, la via però anche di un calvario duro a faticoso.
Oh, Io vi posso dire che sulla Mia croce non ho sofferto, poiché come Figlio divino di Dio, non potevo Io soffrire, in quanto il Mio spirito era al di sopra di ogni sentimento e passione umana e solo pieno di sentimento spirituale. L’Uomo che soffrì sulla croce, portava delle sembianze ed un nome affinché ogni altro uomo ne prendesse conoscenza e fiducia.
Vi domanderete perché Io non ho sofferto anche se Mi furono inflitte pene grandi. Questo forse non è giusto per voi che siete umani e soffrite ogni giorno. Io dico a voi, figli Miei e fratelli, che se il vostro spirito fosse veramente pronto, se il vostro spirito fosse veramente puro, non sentireste, nessuno di voi, le pene della carne. Oh, quanti Santi si infliggevano delle pene atroci, portavano corone di spine avvolte alla vita: la loro carne piangeva di sangue; e quanti si rotolavano nei rovi, eppure posso dirvi che le loro pene non erano così grandi come si poteva pensare, poiché lo spirito si era talmente staccato dal corpo, come fu per Me sulla croce.
Certo che non ho sofferto, ma ho sofferto spiritualmente; spiritualmente le Mie sofferenze furono grandi nel vedere l’indifferenza di tanti increduli, l’indifferenza di fratelli che avrebbero potuto salvarsi e rinnovarsi totalmente nell’attimo in cui Io spiravo.
Il corpo spirò, ma l’anima che ne era al di sopra come spettatrice, cioè Io, soffrivo, soffrivo e vedevo, ahimè, quella grande indifferenza. Vedevo tanta gente che piangeva per il Mio Nome ed anche di loro ebbi pietà, non per le lacrime che versavano per la Mia scomparsa della morte, piangevo per loro perché non avevano compreso che il Figlio di Dio non sarebbe mai morto. Dovevano forse sorridere per il rinnovarsi della Mia esistenza, per l’esistenza di ogni essere terreno, invece di piangere davanti a quella croce.
Oh, certo che Io ho asciugato le loro lacrime per quel sentimento puro che Mi portavano, li ho consolati per l’Amore che avevano per Me, ho loro donato tutto Me stesso per l’attimo, ma certamente non potevo essere soddisfatto, in quanto tutti i Miei Insegnamenti non li avevano ancora compresi. Non avevano compreso che lo spirito è immortale, lo spirito non può soffrire, lo spirito non può scomparire, lo spirito non si può disciogliere nel nulla, ma solo confondersi insieme alla grande Luce.
Stasera vi faccio dono, con la gioia più grande che ho nel cuore, di essere in mezzo a voi con la promessa di rinnovarvi spiritualmente. Se voi l’accetterete, vorrei essere Io a rispondervi e dialogare con voi, come facevo con i Miei discepoli.
Chi sono, forse, i Miei discepoli? Sono tutti quelli che vogliono conoscere la Mia Parola, la vogliono divulgare, la vogliono innalzare nell’infinito e vogliono soffrire per questa. Beati coloro che soffriranno per il Nome Mio. Io sarò con voi fino alla fine dei secoli."
(Il Maestro 1.4.83)

In un'altra rivelazione, il Maestro ha fatto riferimento ai quaranta giorni passati nel deserto per farci capire simbolicamente che tutti coloro che nel mondo danno l'esempio e ci spronano sono persone che hanno trascorso un periodo anche lungo di attesa e di purificazione, hanno accettato le loro sofferenze e le hanno trasformate in opere di bene, aiutando gli altri. Ecco le sue parole al riguardo:

"Oh, ecco, presto altre anime pure scenderanno ancora sulla terra in aiuto di tutti quelli che hanno bisogno, e si ritroveranno in mezzo alle guerre, tanti nelle città più povere. Porteranno la loro parola, scenderanno come Maestri. Com’è un Maestro che scende sulla terra?
Quando i Maestri scendono, per un certo periodo fanno la loro vita; poi hanno il risveglio, e incominciano per loro un periodo come se fossero nel “luogo del riposo”.
Sulla terra non avranno tante amicizie, non saranno compresi e lotteranno in questa loro fase. Allora gli Angeli vanno loro accanto e stanno con loro in questo periodo di riflessione e riposo sulla terra.
Loro accetteranno questo stato di cose perché sanno che tutto questo deve accadere, ed avranno le manifestazioni le più grandi, e a poco a poco passeranno questo periodo di attesa e di purificazione; come d’altra parte feci io durante i quaranta giorni nel deserto."
(Il Maestro 17.5.95)
Campana
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