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Domanda n.10: L'uomo spirituale completo

Saturday, 29 November 2014

Domanda:
DOMANDA n.10 "Cara Maria, l'ultima tua risposta (quella sul pessimismo) mi ha fatto riflettere e trovo giusto aiutare la realizzazione dei buoni propositi con l'ottimismo. Ma basta questo per raggiungere una sensibilità spirituale? Basta uscire da noi stessi e collegarsi con la natura, con l'universo? Basta, come dice il Maestro, nella rivelazione sul pessimismo, "imparare ad amare, imparare a sorridere, imparare a guardare con occhi dolci tutti coloro che vi odiano, portare la parola d’amore" ?

Risposta:
RISPOSTA:
"Cara A., il Maestro spiega che essere caritatevoli e dare amore è un impegno verso i nostri fratelli, ma non basta; occorre un impegno anche verso noi stessi, ed è quello di sentire più in noi stessi il divino. Dunque, non basta fare del bene per istinto, va fatto con intelligenza. E l'intelligenza va sviluppata con la fede affinchè divenga pià grande e più vera. E questo è un percorso personale: Luigi esorta infatti a sviluppare la propria intelligenza per servirsi di più della fede che c'è in ognuno di noi.
Ecco che l'uomo così diventa un uomo spirituale completo. La differenza tra un essere umano e l'uomo spirituale è data dal fatto che il primo vive solo con se stesso, mentre l'altro sente di essere in contatto con la Luce e con la Vibrazione divine. Questa sua consapevolezza lo rende un uomo vero, un uomo non più appartenente solo alla terra, ma ancora non basta. Per essere davvero completo, l'uomo spirituale, oltre all'amore ed alla carità, deve sviluppare la propria intelligenza, sviluppare di più la propria natura divina, e dare sostanza ai propri gesti.
E come si fa in concreto a fare del bene, ad essere caritatevoli, e a dare amore con più sostanza, e dunque in un modo più spirituale? Come si fa ad usare quell'intelligenza che non è solo terrena e che il Maestro definisce "creativa"?
Semplicemente donando il nostro gesto a Dio, consacrando la nostra azione come se fosse rivolta a Dio, regalando la nostra parola come se fosse detta a Dio. E' questa volontà che rende "spirituale" la carità e il bene fatto, che quindi fa dell'uomo spirituale (cioè consapevole) un uomo completo nel suo cammino nell'evoluzione.
Ti invito, come sempre in questi dialoghi, a leggere una Rivelazione del Maestro seguita da una parte della spiegazione che ne dà Luigi ."

"La pace sia con voi e con tutti gli uomini della terra, anche se gli uomini della terra non si somigliano e non sono uguali, poiché l’uomo della terra che Io amo di più è l’uomo spirituale, è l’uomo che ha conosciuto il sacrificio della grande emozione della fede, l’uomo che ha conosciuto quella grande verità interiore.
L’uomo spirituale che cammina sulla terra aggrappato al filo della sua grande anima, anche se non la vede ma la sente come emozione, la sente come vibrazione, l’uomo della terra che conosce quella parte, piccola parte di sé, l’uomo che non tradisce il proprio istinto interiore ma gli dà calore e forza, egli comunica, non più con se stesso, nella sua natura, ma comunica con l’emozione e la sensazione dell’universo. Vivere così è sviluppare la propria intelligenza interiore.
L’uomo della terra che ha saputo sviluppare le sue doti spirituali per poter camminare sempre di più, non più sulla terra ma a contatto con questa, sollevato da questa, poiché il suo corpo non appartiene che in minima parte alla terra. L’uomo spirituale cammina, cammina sempre con l’emozione nel cuore e quella grande frenesia di una certezza nata dal proprio sviluppo interiore.
Egli sa che esiste Dio, perciò si lascia trascinare dal proprio istinto primordiale, l’istinto della fede, l’istinto della verità, l’istinto dell’amore, quell’ istinto che lo rende veramente unico: si riconosce e si apprezza e si fa apprezzare.
Questo è l’essere spirituale che cammina così, accanto o in mezzo a tanti esseri umani. Ecco la differenza fra gli esseri umani e l’uomo spirituale della terra. Questa grande differenza è solamente nel grande sviluppo intellettuale, primordiale, di se stesso. Ha saputo scavare nelle radici della propria indole, nelle radici della propria ricerca spirituale, per ritrovare quella parte di sé; attenti, non dico tutto, ma solo una parte di sé, poiché egli sa che appartiene a quella forza grande che non può vedere ma sente, che non può udire ma sa che c’è, perché la sua Vibrazione spirituale lo tiene a contatto con tutta la Vibrazione della creazione che appartiene a Dio.
Questa sua verità lo rende un uomo vero, un uomo non più appartenente alla terra, ma isolato da questa. Voi penserete se basta essere un uomo spirituale della terra… no, Io vi dico, perché molti uomini spirituali della terra, nonostante che abbiano raggiunto, come molti di voi hanno raggiunto, una parte essenziale della loro vita terrena, non sono neanche a metà.
Perché questo? Perché l’essere umano spirituale, una volta raggiunta una parte della propria fede, si lascia trasportare dall’indole, si lascia trasportare dall’emozione, si lascia trasportare da quella fede che ha acquisito per seguire poi quell’istinto, che lo rende sì diverso, ma non completo.
Perché non è completo?, perché l’uomo spirituale della terra che già si differenzia da tanti altri, non è completo in quanto la sua forza non l’ha messa mai ad uno sviluppo intelligente della propria intelligenza. Egli ha conosciuto l’amore, ha conosciuto la carità, ha conosciuto l’essenza pura di una vita spirituale, ma non ha saputo conoscere e non ha mai avuto la forza di conoscere e sviluppare l’intelligenza creativa.
Questa è l’intelligenza che gli dà vita, quell’intelligenza che gli dà forza, quell’intelligenza che lo rende diverso da tutti, perché l’uomo spirituale della terra cammina con la sua grande fede, ma molte volte è limitato solo a questa. Per andare oltre bisogna sviluppare il proprio istinto, la propria intelligenza; bisogna sviluppare quella grande armonia che vive dentro di voi; sviluppare quella forza intelligente, che allora, messa insieme a questa grande spiritualità sviluppa il tutto, e lo rende simile a Dio; sviluppa tutta la sua natura, tutta la sua vera immagine creativa.
Ecco perché Io vi dico, fratelli Miei, che non basta avere fede, non basta amare, non basta sopportare, – che è già tanto – non basta limitarsi alla grande sapienza del Vangelo, – che è già tanto – ma bisogna sviluppare quella grande forza intelligente per rendere tutto l’insieme completo, vivo, vero nella sua natura di una luce intelligente, di una luce viva, di una luce vera, che dà forza! Senza la forza di questa grande ricerca intelligente, voi rimarrete sempre al piano che siete. Ma Io vi dico: “No, voi dovete salire oltre!” E per salire oltre dovete sviluppare la vostra natura che è divina.
Avere la fede è come avere un bellissimo vestito che fa figura. Ma Io vi dico: “Avere un bel vestito che fa figura è tutto?” No, perché questo vestito bisogna saperlo portare. Allora tutto questo insieme diventa armonia, bellezza divina, diventa raggio di luce, quel raggio di luce che è in voi, dentro di voi. Ma non si svilupperà mai, non uscirà mai a brillare dai vostri occhi e dal vostro volto, come esseri incomprensibili che nessuno vede ma non sa giudicare, poiché tutto questo si porta con l’armonia del proprio essere.
L’abito ce l’avete, imparate a muovervi con armonia; imparate a muovervi con saggezza, intelligenza e amore. E se non c’è una forza interiore in voi, se non c’è una forza intelligente per poter sviluppare la vostra intelligenza, voi siete come tanti alunni di un collegio, tutti vestiti bene, tutti precisi, tutti lucidi, ma non sanno camminare, non sanno muoversi. Voi avete tutto questo ed Io vi aiuterò a sviluppare la vostra intelligenza.
Perciò chi di voi ha fede, chi di voi sa mare, chi di voi sa riconoscere i propri errori ed i propri sbagli, ha già tanto! Chi di voi conosce la carità, ha già tanto! Chi di voi conosce l’amore verso il prossimo, ha già tanto!
Chi avrà saputo seminare il frutto della vita, raccoglierà la Mia vita. Pace a voi!
(Il Maestro 17.10.1990)


"Luigi vi saluta. Parlate. Chi vuole cominciare?

Domanda: il Maestro ha incitato stasera soprattutto a sviluppare quest’intelligenza. Fino a ieri si parlava di amore, di carità, di fede, oggi si è toccato un nuovo capitolo. Dare amore ed essere caritatevoli è un impegno della nostra anima verso i fratelli, verso tutti. Sviluppare la nostra intelligenza, sembra che sia un qualcosa di più personale del nostro contatto con l’intelligenza divina, cioè sentire di più noi stessi il divino.
“Hai detto bene. Tu devi sviluppare la fede che hai come si sviluppa il pane col suo lievito, e se non metti a contatto la tua fede e non sviluppi la tua fede con l’intelligenza, o meglio, se non sviluppi l’intelligenza con la fede che tu hai affinché divenga più grande e più vera, non puoi toccare l’emozione divina. L’emozione divina si può scoprire anche facendo del bene al fratello; ma non basta fare del bene per istinto, va fatto con intelligenza.
Molti fanno del bene perché sono portati ad una vita spirituale, la sentono, la amano ed hanno già tanto. Però non basta, e questo è proprio una cosa personale: sviluppare la propria intelligenza per servirsi di più della fede che c’è in ognuno di voi.
Se voi sapete sviluppare quest’intelligenza, quanto meglio saprete usare la vostra fede? E questa è una cosa grande, molto grande. Vedete, quando vi incontrate, se voi parlate di queste cose, basterebbe tale argomento per parlare una vita intera!”

Domanda: Luigi, a proposito di quello che hai detto ora, sembra quasi che dipenda dalla volontà questo sviluppare l’intelligenza. Però io con la volontà posso magari cercare di essere caritatevole, paziente, ma con la volontà, senza l’aiuto del Maestro non riesco a sviluppare l’intelligenza!
“Tu devi pensare che l’anima che è in te, è l’anima del Maestro. Perciò questa ce l’hai, l’hai acquisita qui. Ma quando tu fai del bene, fallo pensando a Dio, sviluppa questa tua intelligenza, prega così: “O Signore, tutte le opere buone che io faccio e farò, siano al tempo stesso meditazione di una crescita spirituale, meditazione della mia intelligenza alla Tua intelligenza, affinché io possa consacrare il gesto dall’azione, dalla presenza spirituale che è in me.”
Allora non fai più del bene con istinto, ma tu lo fai accompagnato dalla Volontà del Padre. La Volontà divina sviluppa, ti aiuta a sviluppare la tua intelligenza, perché l’azione che hai fatto, l’hai fatta con intelligenza, in quanto hai chiesto l’aiuto al Divino. Perciò pensando all’aiuto del Divino, tu hai messo in moto la tua intelligenza. Non è stato più un caso: offrendolo così spontaneamente è già tanto, perché è la spontaneità della tua anima e non un calcolo. Ma se lo fai con intelligenza, tutto questo ti dà maggior valore. Questa preghiera che io ti ho insegnato scrivila a parte e dalla ai tuoi fratelli. Parlate.”

Domanda: l’intelligenza noi siamo abituati a capirla e ad intenderla come il capire una situazione, leggere, saper ripetere, quindi intelligenza terrena, intellettuale. Qui intelligenza, vuol dire, nel significato più puro, intelligere, capire, vale a dire che l’intelligenza dello spirito deve capire la sua divinità, e finalizzare tutte le sue azioni alla ricerca di Dio e del suo fine ultimo e vero che è Dio.Quindi capire nel senso più profondo della parola, nell’ etimologia più pura: capire. Questo significa?
“Sì, in parte, poiché mentre tu devi offrire a Dio e mettere in moto, sviluppare la tua intelligenza nell’azione che fai, quasi per donarla, per conoscere il fine di un gesto, deve essere un gesto ragionato. Mentre l’intelligenza, quella umana iniziale, quando tu hai cominciato a parlare, è solamente un calcolo, sviluppare la propria intelligenza diventa il fine, il fine di sapere di avere fatto un qualcosa che è vero, che è giusto, e consacrare l’atto che fai, a Dio.
Quando si dona o si fa qualcosa di bello, di solito si fa parlare il cuore, c’è la gioia di donare, ed è già tanto. Ma se noi parliamo con la nostra intelligenza e l’offriamo a Dio come se dovessimo offrire a Lui questo dono, questa cosa, diventa un gesto consacrato, perché non è più un gesto donato così, per amore terreno, ma diventa un gesto consacrato perché io metto al servizio del mio gesto, l’intelligenza. Cerco di svilupparla per comprendere di più, per capire di più e consacrare il tutto a Dio.
Se tu fai un gesto terreno, ma lo mediti, metti in funzione la tua intelligenza: il perché lo fai, se è giusto farlo, perché lo hai fatto... diviene ragionamento. E se tutto questo lo vedi giusto, è consacrato a Dio, è come se questo gesto tu lo avessi fatto a Lui. Perciò tutto raggiunge un fine: ‘tutto ciò che voi farete a questi esseri, lo avrete fatto a Me.’ E non è fatto solamente per un atto d’amore, attenti, se non c’è fede, se non c’è cuore, non c’è amore, il gesto non verrà mai compiuto. Ma se questo gesto, quando voi lo meditate, lo pensate, e dite: “Signore, è un gesto, è una cosa che io faccio come per consacrarla a Te; non potendola donare a Te, io la dono a loro.” Allora diventa verità consacrata.
Avete fatto partecipe insieme al gesto, una meditazione di intelligenza accompagnata da una preghiera nascosta che c’è in voi. Consacrare a Dio: “Ecco Signore, io offro questa cosa a loro, ma vorrei offrirla a Te. Perciò questa cosa che io dono, la consacro a Te, affinché sia utile, sia più vera e più bella a chi la riceve, perché io l’ho donata a Te.” Con questo ragionamento voi mettete in moto il meccanismo della vostra intelligenza, ma non solo: voi smuovete il meccanismo di un contatto divino; smuovete e mettete un meccanismo che è frutto alla vostra evoluzione terrena.”

Domanda: allora l’intelligenza significa il capire dello spirito, per cui tutto l’uomo è rivolto verso Dio, ogni nostra azione è verso Dio. In questo ci aiutano le nostre Guide. Che poi capire, avere quest’intelligenza significa avere amore, avere misericordia, avere tutto! Intelligenza significa capire! Quando hai capito perché sei sulla terra, qual’è il fine, tutto viene di conseguenza: l’amore, tutto quanto! “Tutto il resto cammina da sé. Parlate.”

Domanda: in sostanza, il donare per istinto è un merito già acquisito precedentemente; donare con intelligenza è uguale ad aggiungere l’umiltà d’amore!
“E consacrazione a Dio. È il completamento del tutto! Se quando tu offri, lo offri per Amore divino, e non più per farti bello di penne, questa è spiritualità, è luce! Questa è luce! È luce! fratelli miei! È qui che si è raggiunto quello che noi stiamo cercando, tutti noi, che stiamo cercando in quest’Anima di gruppo! Vedete come a poco a poco tutto si smussa, e tutto piano piano viene alla luce! Quanto si riesce a comprendere di più! La pace sia con voi."
(Luigi 17.10.1990)
Campana
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