Gli ascolti del mese di marzo 2026
Quali sono stati gli argomenti sul nostro percorso spirituale trattati dal Maestro e approfonditi da Neri nello scorso mese di marzo?
L'ultima riunione di febbraio si era conclusa con gli insegnamenti del Maestro su un principio da Lui stesso definito “fondamentale”, quello dell'obbedienza:
“Obbedire in silenzio, in special modo quelle anime che sono state così particolarmente accettate in una certa maniera che voi comprendete, intendo dire nella consacrazione. Ma non sarà così per sempre, poiché l’essere che si vanta e parla tanto, perde anche quel poco che ha.” (rivelazione 2.6.93, n.277.16).
In silenzio, perchè “tutto deve essere d’esempio, e l’esempio non ha parola, l’esempio è solo quella parte che si vede esteriormente... si vede l’anima! Figli della terra, ricordate che chi non obbedisce e non segue il patto stabilito, egli è abbandonato a se stesso.”
Il patto stabilito è quello che abbiamo fatto tutti noi: di riunirci qui al Centro per ascoltare i Maestri: “Le Guide, gli Esseri superiori, i Deva, gli Angeli più belli sono al servizio vostro, al servizio di tutte quelle anime che sanno obbedire, che sanno accettare, che sanno amare: sono una conseguenza d’evoluzione che serve all’altro... Chi è a contatto con gli Esseri superiori troverà la pace, e la pace sia con voi.”
Nella prima riunione di marzo abbiamo completato l'ascolto di quella rivelazione.
Il concetto di obbedienza oggi ha perso la sacralità che aveva, tanto da sembrare negativo (obbedire al padrone, al comandante, al superiore...). Ma “oboedire” in latino significava “ascoltare”: “Ob” vuol dire davanti; e “audire” è ascoltare. Cioè ascoltare chi si ha davanti, ascoltarlo in silenzio, cioè con rispetto. All'inizio era un concetto divino. E sono stati san Benedetto prima e san Francesco poi ad usarlo in questo senso: loro insegnavano l'obbedienza in senso spirituale, cioè l' ascolto; in primo luogo, ascoltare la voce di Dio.
Poi, con il diritto canonico, si è andati via via diluendone il senso: l'ascolto della voce del Papa, del Vescovo, del Priore, del sacerdote che dice messa, del parroco. L'obbedienza col tempo è diventata una sorta di sottomissione ai superiori gerarchici.
Con l'insegnamento del Maestro, dunque, si torna al concetto primigenio: essere rispettosi del Maestro che si ha davanti e ascoltarlo con rispetto. Sapere “obbedire” significa sapere ascoltare in silenzio la Sua parola, che deve arrivare alla nostra coscienza.
La rivelazione è proseguita con la poesia -o meglio con il canto- di Sorella Carità: “Doniamo amore e non dolore”. Questo canto è un inno d'amore per il nostro maestro Neri. Lei gli tiene la candela accesa, illumina la sua via, illumina la sua attesa. La candela, simbolo di amore e di spiritualità. Chi non gli obbedisce, chi non gli parla con rispetto “il suo cuore si è perso”. Le sue parole accorate non hanno bisogno di commenti:
“Din dan, din dan, la mia campanasuona per un figlio che piange,ma Dio non lo abbandona.Ma triste è la sua via,di tante parole così dette al vento.A questo Figlio gli reggo il cuoree nella mente gli dò il mio amore,e la fiamma viva che brucia in lui,io l’attizzo e lo riscaldo e mi riscaldo anch’io.”
Poi si è presentato tramite Neri il suo maestro, Luigi, che ha iniziato con un forte richiamo:
“Siate pronti, pulitevi, spogliatevi, lavatevi con la luce che c’è dentro di voi. Col fuoco che vi è stato dato purificatevi, siate buoni, non malignate, non sparlate ma amate, solamente amate. Questo è essere pronti. Il tempo verrà quando voi sarete pronti; se non sarete pronti, il tempo non verrà.” Perciò, dobbiamo cercare di essere pronti, il tempo è vicino, ma dobbiamo pulirci, purificarci, e dobbiamo cercare di amare tutti. Dio ci chiama tutti i giorni a questo compito.
Luigi ha ricordato anche che la terra ha bisogno delle nostre preghiere, del nostro esempio, e di anime belle:
“La terra ha bisogno di preghiere: la preghiera non arriva se non è fatta col cuore. La terra ha bisogno di esempio, e se l’essere umano non si purifica, che esempio dà? La terra ha bisogno di vedere anime belle, e se le anime chiamate non sono così, gli abitanti della terra come potranno fare a vedere voi se non siete migliori di loro? Se non siete migliori voi che avete avuto tanti Insegnamenti, cosa devono vedere gli altri fratelli della terra che non seguono questi Insegnamenti?”
Parlando della Pentecoste, Luigi ha parlato di un principio che Neri ci ha ripetuto tante volte per altre feste, sopratutto per il Natale: non si può aspettare a festeggiare un giorno perchè cade in quel giorno, ma ogni giorno ha a sua Luce: “Dio ci chiama tutti i giorni!”
Infine, un richiamo alla creatività di cui ha parlato il Maestro:
“La creatività... sarete consapevoli del fatto che se riuscirete a salvare la gente, a parlare loro col cuore, questa è la vera creatività; portare avanti anime, questa è creatività, perché fa parte della creatività più antica che si possa conoscere, il giorno della creazione! Perciò anche voi siete chiamati a fare un qualcosa di simile... per lo meno tentate, anche se a tanti non riuscirà!”
Questo, ha detto Maria, è il compito del nostro Gruppo.
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Nel successivo sabato 14 marzo si è iniziato l'ascolto dell'approfondimento del 9.6.93 di Neri (n.157.18 fasc. n.11) sulla rivelazione 2.6.93 appena finita.
Neri ha ripercorso e illustrato tutti i grandi temi che il Maestro e Luigi ci avevano rivelato: fuoco, energia, pensiero, parola, Vibrazione che crea il fuoco dell’Amore. La Luce è la fiamma viva che è in noi e che si trasmette a tutti quelli che incontriamo. Dobbiamo far crescere il nostro spirito, non altro: tutto ciò che è forma è illusione, anche il corpo, solo lo Spirito conta, il fuoco dello Spirito Santo:
“E' il fuoco che ci costruisce e ci dà valore. È quel fuoco dell’amore che ci dà forza ed evoluzione”. Se sappiamo amare si accende il contatto con lo Spirito Supremo: saremo allora Fiamma viva, Fiamma d’Amore:
“‘È il fuoco, il fuoco! è la Luce! è il fuoco che pervade la terra, perché la terra è stata creata per chi deve andare avanti, è stata creata per chi deve fare evoluzione. Perciò, non è stata creata per quelli che fanno confusione, rubano, uccidono... a noi non deve interessare come atto di vendetta o di giudizio. Ci deve interessare invece come atto di preghiera, come atto di umiliazione per noi stessi, perché quando noi abbiamo giudicato non abbiamo pensato che quell'essere fa parte di noi, è uno di noi, è un'anima come noi. ”
Questo messaggio di oltre trent'anni fa è talmente attuale da impressionare: non dobbiamo pensare più di tanto alle guerre. Le guerre ci sono sempre state e ci saranno sempre, finchè non avremo raggiunto un certo livello di evoluzione. E non bisogna guardare ciò che fanno gli individui malvagi. Lo abbiamo fatto anche noi; è come se rivedessimo quello che in altre vite abbiamo fatto anche noi.
Dunque non dobbiamo dare giudizi, né emettere condanne, perchè noi non sappiamo come stanno davvero le cose: tutto fa parte del Grande Disegno Divino, che non conosciamo (ne conosciamo solo una piccola parte, quella che stiamo imparando dai Maestri).
Noi possiamo solo pregare perchè prevalga il buonsenso.
Neri ha ripetuto anche che Il fuoco interiore è l'Amore che è come una Conoscenza illimitata, che non si finisce mai di imparare ed assimilare. Allora amiamo chi ci odia e preghiamo per loro.
Doniamo quando il cuore è pronto e -se questo non ci riesce- doniamo a Dio la nostra incapacità di amare. Per fare del bene ci vuole intelligenza, non a tutti può essere fatto, spiega Maria: se credi di fare del bene a un essere negativo, ti sbagli, perchè non gli arriva nulla. E poi se quello è negativo per scelta karmica, non devi fare nulla: lì non attecchisce nulla. E' come dare dei soldi a uno che ha scelto di restare povero: i soldi spariranno.
Comunque noi mandiamo Luce: la Luce andrà dove deve andare.
Infine, ha aggiunto Maria, deve esserci anche il pensiero negativo, perchè serve a farci fare evoluzione (peraltro, a quello che lo manda, prima o poi gli torna indietro). Ma il pensiero positivo fa solo bene e non può essere attaccato: alla lunga distrugge quello negativo. Persino con gli eventi estremi funziona: devi immedesimarti in loro e da negativi trasformarli in positivi.
Neri nell'approfondimento è ritornato su un concetto basilare del percorso spirituale: la bugia. Non pensiamo a chi sbaglia perché domani possiamo farlo noi. La bugia è calunnia, è il freddo prepotente che a volte esce da noi. E chi è bugiardo non sa amare:
“Se questa è una penna non dite mai che è un carbone; se questo è un foglio non dite mai che è una cartaccia. Che la vostra parola sia simbolo di amore e non di inganno. Non dite bugie, non siate padroni delle vostre esperienze, non dite mai: ‘Io ho fatto, ho detto,’ perché questo vi condannerà. E allora amaramente dovete bruciare nella passione del vostro orgoglio, ma io vi dico invece: ‘Siate sinceri e amate’!... È la fiamma viva che noi trasmettiamo a quelli che incontriamo e anche senza aprire la bocca, anche senza dire parola, chiunque passa accanto a noi, a bocca chiusa pensiamo: ‘Io ti amo fratello mio. Tu sii benedetto!’”
A questo punto si è presentato tramite Neri il Bambino con tre sue Poesie: Per un fratello “ ‘Illuminalo, o Signore, chiunque egli sia , è fratello mio!’ – La nostra immagine “Cos’è allora la mia immagine? È un’immagine falsa, è l’immagine del mio essere che non sa amare” – Un fiore di spiritualità “Se sapessi solo pensarTi, Signore mio, un fiore di spiritualità pura sboccerebbe nell'intimo del mio pensiero”.
Quindi Neri è tornato a parlare del concetto di creatività, citando l'esempio dell’albero:
“L’albero che giunge all’autunno perde le sue foglie e si addormenta. Non pensa, non crea: è legno morto, senza intelligenza. Ma quando viene la primavera, qualcuno lo scuote: sveglia, sveglia! gli dice. È il momento del frutto, è il momento della gioia, è il momento dell’allegria, è il momento che tu devi vivere, perché devi dare ciò che hai, tutto ciò che hai! Perché tu, albero, che dovrai creare il frutto, quando sarà maturo, più nulla rimarrà sulla pianta, poiché tutto avrai donato. È il sole che l’ha illuminato e l’ha chiamato; è la pioggia che l’ha bagnato e l’ha svegliato; è il vento che lo tentenna e gli dà vita!”
Noi siamo quell'albero. Ma questo per noi deve avvenire tutti i giorni: tutti i giorni il sole ci deve riscaldare e dare il suo fuoco “noi, che dobbiamo fare evoluzione, i nostri frutti, tutti i giorni li dobbiamo donare.” A cominciare dal sorriso, donare il sorriso non costa nulla, possiamo farlo ogni giorno. Il sorriso come simbolo di gentilezza, come empatia col prossimo:
“Sorridete, sorridete sempre! Sorridete a chi vi fa il male. Sorridete a chi vi offende. Sorridete a chi vi schernisce. Perché il fuoco sta nel vostro sorriso!”
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Nel successivo sabato 21 marzo abbiamo proseguito l'ascolto dell'approfondimento 9.6.93, iniziato con l'invito del Maestro a sorridere sempre, anche a chi non ci vuole bene, perchè col sorriso si manifesta il fuoco che c'è dentro di noi, ma che spesso non emerge.
Non emerge, ha spiegato Maria, perchè siamo frastornati dai nostri pensieri. Il sorriso noi ce l'avremmo dentro e quindi ci verrebbe spontaneo mostrarlo, ma non ce la facciamo. Solo le persone molto evolute ci riescono. Neri sorrideva anche col dolore e con la sofferenza, sorrideva anche quando era malato all'ospedale ed era lui che rincuorava gli altri.
Sorridere o meno dipende anche dalle forme caratteriali, c'è chi è più esuberante e chi è più chiuso, ma soprattutto dipende dal frastuono delle noie terrene che ci attanaglia quotidianamente. Allora, dobbiamo cercare di sforzarci. Il fuoco interiore deve diventare il nostro sorriso.
Neri ci aveva ricordato la metafora dell'albero (“l ’albero che giunge all’autunno perde le sue foglie e si addormenta.... Ma quando però viene la primavera, qualcuno lo scuote, lo tocca: sveglia, sveglia! gli dice. È il momento del frutto”).
Quali sono i frutti? Maria spiega: sono la pazienza, l'accettazione, il perdono, la solidarietà. Soprattutto la pazienza, da cui tutto consegue. Questi frutti noi dobbiamo essere capaci di darli tutti i giorni. E di offrirli con il sorriso, quanto più spesso possiamo.
Quando Neri dice che non si devono “vendere” le parole, significa che non dobbiamo dare le perle ai porci, non dobbiamo sciupare le sacre parole dei Maestri dandole a chi non è in grado di capirle, chi non dà loro valore. E quando parla di “uomo arrivista”, allude a chi sbaglia, cioè a colui che non fa del bene (”se fosse buono, non sbaglierebbe”). Maria aggiunge che in fondo lo sbaglio è una specie di risveglio. Se chi sbaglia se ne rende conto, allora può riflettere e capire: il dolore dello sbaglio fatto porta ad un risveglio della coscienza.
Allora “nasce il programma, nasce la creatività”, nasce il contatto tra noi e il Divino. Il programma è ciò che promettiamo quando ci sentiamo buoni. E la creatività è la crescita spirituale: abbiamo capito qualcosa di più. E allora diremo:”Signore, io farò, io dirò. Io mi consumerò, saprò amarTi! Fai di me il Tuo servo, ché io Ti saprò obbedire!”
Ha insegnato il Maestro: ““La creatività... sarete consapevoli del fatto che se riuscirete a parlare col cuore, questa è la vera creatività; portare avanti anime, questa è creatività, perché fa parte della creatività più antica che si possa conoscere, il giorno della creazione! Perciò anche voi siete chiamati a fare un qualcosa di simile... per lo meno tentate, anche se a tanti non riuscirà!” (2.6.93).
Questo è proprio il compito del nostro Gruppo, spiega Neri.
E aggiunge: “Cos’è tutto questo? nasce il contatto. Quando si pensa bene e si prega nasce il contatto fra noi e Dio: il contatto è unico. In questa unicità che c’è fra noi e l’Essere Supremo, nasce un programma. Cos’è il programma? Non è altro che ciò che noi promettiamo in quel momento in cui noi ci sentiamo tanto buoni: ‘Io non Ti tradirò mai, ma farò tanto del bene, ma sarò sempre più bravo, perdonerò tutti.. .’ E questo, però, è un programma che in quell’attimo in cui noi lo facciamo è veramente valido, è veramente vero, è giusto! e nasce la creatività, la creatività!”
Ma può farlo solo chi sa distinguere il bene dal male, con animo puro e senza vantarsene: “Non fate la carità se non la sapete fare. Non la fate! Oppure, se la fate non vi vantate di quanto avete fatto!... Questo è uno dei più grandi insegnamenti. Siate indifferenti! Non donate, non fate se il cuore non è pronto. E se vedete un bambino piccolo per la via non gli dite: ‘Oh, bambino, come sei bello!’ per ingraziarvi il bene della mamma, quando sapete che il bambino è brutto! Non dite a un povero che ha bisogno: ‘Io pregherò per te,’ se poi questo non lo fate. Non andate in Chiesa se non sapete pregare, perché in Chiesa si va per pregare, per donare, per donare il più grosso tesoro che noi abbiamo: l’amore! Se questo voi non lo sapete dare, non lo fate, non pregate a vanvera! non andate nelle Chiese se questo amore non lo sapete dare! perché vi sciupereste di più ; ma se questo non vi riesce ed entrate ed entrate in una Chiesa, dite: ‘Signore, io Ti offro la mia incapacità di amarTi, perché non mi riesce!’
Maria ha spiegato che, se qualcuno si smarrisce per qualche motivo, si deve rivolgere al Signore e chiedere il Suo aiuto, senza promettere niente (senza dire: io farò, io dirò...). Meglio non dire niente, perchè quando lo dici poi devi dimostrarlo. Meglio dire: ”Signore, accetta quello che Ti posso dare, di più non mi riesce.’ Gli avete donato l’anima, perché Gli avete donato la vostra ingenuità, Gli avete donato quella vostra semplicità, Gli avete donato quell’essere che vive dentro di voi, il vostro spirito!”
Dopo una poesia del Bambino (“L'illusione”), Neri ha ripreso l'argomento della creatività, del Fuoco divino che entra nella nostra mente e si tramuta in Luce, quella Luce che l'essere umano può utilizzare per fare del bene. Quel fuoco che è “la Fiamma dell'Amore, è la Fiamma dello Spirito Santo....Più che voi amate e più che tutto questo si allarga e va lontano”. Solo con silenzio e con l'amore la Fiamma può essere “creativa”. E' il silenzio “che crea tutte le cose, dalla confusione non nascerà mai niente!”.
E poi non vantarsi di quel tanto o poco che si fa: farlo tenendolo per sé, con semplicità. Con umiltà. Del resto “uomo” è connesso a “humus” cioè terra. Ed è umile chi non si eleva troppo dalla terra. Mentre superbo è chi invece è troppo “super”, cioè sopra la terra.
La riunione si è chiusa con una precisazione sul concetto di giudizio. Sappiamo bene che non si deve giudicare. Neri, a chi obietta che una cosa è il giudizio e altra cosa è la constatazione, risponde che non è vero: anche la constatazione è un giudizio: “La constatazione è la perfetta parola che ognuno usa per dire ‘non faccio giudizio’, però non è altro che giudizio. Per essere puri, veramente puri e semplici, non bisogna conoscere neanche la constatazione, perché tutto deve essere superato.”
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Nell'ultimo sabato del mese, Neri ha ripreso quel concetto, aggiungendo, per quanta riguarda i rapporti familiari o anche all'interno del Gruppo:
“Se un qualcosa non ti torna lo devi dire, altrimenti la cosa non sarà mai chiarita, però va chiarita senza farne una polemica, chiarita senza coinvolgere tutti. Perché se qualcuno ti ha fatto qualcosa, ti ha danneggiato con una parola… se la dici in presenza a tutti, coinvolgi tutti e crei disarmonia. Quando tu trovi quel qualcuno da solo gli dici: ‘A me non torna quello che hai detto, io ho un modo di vedere che è diverso, si parla di questo per vedere se c’è un incontro e qual è la cosa più giusta?”
In questo caso, non è un giudizio, è un colloquio che può essere utile a tutti e due, senza fare scalpore: è “uno scambio di idee”.
Quindi Neri è ritornato sul “principio fondamentale dell’obbedienza” spiegando:
“Molti che sono stati gli ultimi ad arrivare qui, che non sanno ancora un meccanismo che ormai è cominciato venticinque anni fa, si trovano arresi e io lo capisco, e tante volte non si sentono all’altezza di poter anche comprendere determinate cose che noi diciamo....non stiamo attenti a chi sbaglia: perché oggi si giudica magari uno perché ha sbagliato e domani si può sbagliare noi! E allora che bisogna fare? bisogna coprirsi la testa! facciamo finta che nulla sia successo. Ha sbagliato? pazienza! se lui ha sbagliato pagherà il suo torto, ma non sarò certamente io a condannarlo! È questo che noi qui dobbiamo stare a imparare: imparare ad amare senza criticare, senza giudicare!... Non è mai troppa la conoscenza se a questa conoscenza diamo un nome: si vuol chiamare Amore. L’Amore è una conoscenza illimitata, dove non si finisce mai di imparare!”
Maria infine ha concluso la riunione chiarendo che tutti questi insegnamenti sono “vivi” perchè, quando si riascoltano o si rileggono, riprendono vita e ci fanno imparare qualcosa di più, ogni volta. Sono insegnamenti vivi perchè “immortali” e ogni volta ci fanno andare avanti nel sentiero (come diceva Neri quando parlava del Vangeli: le parole dei vangeli sono parole importantissime, sono l'inizio, ma poi “bisogna andare avanti”).
Ecco la creatività del “programma” spirituale: lo Spirito suggerisce alla mente, la mente crea la parola e l'azione. Con la parola e l'azione noi porteremo il sorriso e l'armonia. Tutto questo richiede sacrificio in ogni tipo di rapporto, ma questo va fatto. Questo è il programma. Maria ha aggiunto: dobbiamo tirare fuori quella creatività che forgia lo spirito.
E dobbiamo dare quello che ci sentiamo di dare, quello che possiamo dare. Quando abbiamo dato poi ci sentiamo appagati. Ma con una precisa consapevolezza: che quello che diamo non è nostro, ce lo hanno donato Loro.
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QUANDO UN GIUDIZIO È STATO DATO,
COME PIETRA D'ANGOLO
SI RIVOLTERÀ VERSO DI VOI!
(Il Maestro 3.4.91)
