Obbedienza

Introduzione

Il concetto di obbedienza oggi ha perso la sacralità che aveva, tanto da sembrare negativo (obbedire al padrone, al comandante, al superiore...). Ma “oboedire” in latino significava “ascoltare”: “Ob” = davanti; e “audire” = ascoltare. Ascoltare chi si ha davanti, e ascoltarlo in silenzio, cioè con rispetto.

All'inizio era un concetto divino. E sono stati san Benedetto prima e san Francesco poi ad usarlo in questo senso: loro insegnavano l'obbedienza in senso spirituale, cioè l' ascolto. In primo luogo l'ascolto della voce di Dio, della Sua parola. Poi, con il diritto canonico si è andati via via diluendone il senso: è diventato l'ascolto della parola del Papa, del Vescovo, del Priore, del sacerdote che dice messa, del parroco. L'obbedienza col tempo è diventata una sorta di sottomissione ai superiori gerarchici, come vuole la chiesa.

Con gli insegnamenti del Maestro e di Neri si torna al concetto primigenio: essere “servi” vuol dire essere rispettosi del Maestro, sapere “obbedire” significa saperLo ascoltare. L'ascolto è rispetto della Sua parola, che deve arrivare alla nostra coscienza.

Signore, io farò, io dirò. Io mi consumerò, saprò amarTi! Fai di me il Tuo servo, ché io Ti saprò obbedire!” (approf. 9.6.93, n.157.18 fasc. n.11 pag.8). E Maria chiarisce: l'obbedienza non è imposizione, ma rispetto di quello che dice il Maestro.

Approfondimento.

Nella regola di san Benedetto, l'obbedienza è vista come una forma di santificazione, definita "obbedienza fiduciosa". Non si tratta solo di eseguire un ordine, ma di farlo per amore. Questa regola è un atto volontario di sottomissione al superiore (abate), ma inteso come via per seguire la volontà di Dio e raggiungere la libertà interiore. Richiede di accogliere ordini e situazioni difficili con un cuore fiducioso.

Anche san Francesco, sette secoli dopo, ne riprende il significato: l'obbedienza è una scelta di vita volta a superare l'egoismo personale ("odiare la propria volontà") e insegna l'umiltà, la lealtà e la condivisione della vita comunitaria, ponendosi all'ascolto e all'azione per un bene superiore.

Col tempo, l'obbedienza è diventata la volontà di conformarsi ai precetti dei superiori; si parla di "obbedire nella fede", sottomettendosi alle decisioni dei superiori.

Ma il Maestro ci riporta ai veri insegnamenti e dice ai propri figli prediletti:

Quali sono le cose più importanti per ogni essere umano della terra, il quale molte volte si chiede cosa deve fare? Io vi dico che una delle più importanti è obbedire, una delle più importanti è aiutare, poiché obbedire ed aiutare, sono pregare. Una delle più importanti cose che vi fa evolvere, è questo attimo di umiltà che si distingue più o meno in ognuno di voi.” (Il Maestro 17.2.88)

E ancora:

Andate sulla terra e predicate, perché le vostre parole si formeranno e foggeranno anime belle, e queste anime si faranno più care, ed a loro volta, un giorno, anche loro chiederanno di entrare nel giardino, ed anche loro avranno il potere di consacrare, guidare, distribuire i doni della Vita, poiché Io li do a voi, li do ai Maestri della terra, affinché siano i distributori a tutti coloro che ne hanno bisogno. Beati coloro che obbediranno senza fare domande. Beati coloro che hanno la pazienza dell’obbedienza. Beati coloro che col rispetto si dimostreranno veramente i seguaci di Dio.” (Il Maestro 14.12.94)

Quando il Maestro parla di tradimento, a questo allude: all'obbedienza nel senso più elevato ed evoluto possibile: “Oh, figli Miei, adorati nella Luce, adorati nella presenza in questo vostro “Sentiero” così amato dal Padre, Io vi dico: “Non Mi tradite!” Che quella vostra fede non vacilli mai, ma in voi ci sia sempre la consapevolezza di una nuova vita, la consapevolezza di un nuovo essere che si rinnova e si fortifica, la consapevolezza di dire: “Io sono veramente nella giusta conoscenza... È giunto il momento che vi dovete spogliare di questa vostra veste. Giungerà un altro momento: ne indosserete una nuova. Io sono sicuro… Io sono sicuro che tutto questo sarà amore e bellezza in ognuno di voi, e vi ripeto ancora: “Non Mi tradite!” E se voi direte che non Mi avete mai tradito, Io vi dico che chiunque tradirà questo Mezzo, tradirà Me; chiunque tradirà ognuno di voi, tradirà Me; chiunque tradirà tutti coloro che dovranno giungere ancora, tradirà Me!” (Il Maestro 10.6.87)

Figli Miei, Io vi abbraccio con tutto l’Amore che esiste in Me. Io porterò per voi la vostra croce, porterò per voi i vostri affanni, porterò per voi i vostri dispiaceri ed i vostri distacchi. Io porterò per voi la vostra stanchezza, e vi abbraccerò, vi aiuterò a camminare, ma solo una cosa Io vi chiedo: non Mi tradite! La pace sia con voi. Ad uno ad uno Io vi benedico e che lo Spirito Santo scenda su di voi.” (Il Maestro 3.2.88)

Questo è proprio il compito del nostro Gruppo, spiega Neri.

E aggiunge: “Cos’è tutto questo? nasce il contatto. Quando si pensa bene e si prega nasce il contatto fra noi e Dio: il contatto è unico. In questa unicità che c’è fra noi e l’Essere Supremo, nasce un programma. Cos’è il programma? Non è altro che ciò che noi promettiamo in quel momento in cui noi ci sentiamo tanto buoni: ‘Io non Ti tradirò mai, farò del bene, ma sarò più bravo, perdonerò tutti.’ E questo è un programma che in quell’attimo in cui noi lo facciamo è veramente valido, è veramente vero, è giusto! e nasce la creatività, la creatività!” (approf. 9.6.93).

Riferimenti

La rivelazione di Luigi (il tradimento) sotto Rivelazioni n.72.

La rivelazione del Maestro 3.2.88 (non mi tradite) sotto Rivelazioni 1988.

La rivelazione del Maestro 17.2.88 (l'inizio dell'evoluzione)sotto Rivelazioni 1988.

L'approfondimento di Neri 9.6.93 (non ti tradirò mai) sotto Approfondimenti 1993.

La rivelazione del Maestro 14.12.94 (obbedire e ascoltare) sotto Rivelazioni 1994.

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