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Domanda n.119: “ La coscienza della conoscenza” (avere la coscienza di essere parte di Dio)

Thursday, 3 November 2022

Domanda:
Cara Maria, ho avuto uno dopo l'altro un serie di inconvenienti, sia di salute che familiari, piuttosto pesanti e non ne capisco il perché. Mi chiedo che cosa ho fatto di male per essermi meritata questo castigo di Dio, e quindi ho troppo rancore e troppa rabbia per potere anche solo pregare. Di colpo ho perso la fiducia nel futuro. Mi spieghi perchè proprio a me è successo tutto questo?

Risposta:
La tentazione di dire “perchè proprio a me” è forte, ma ma tu non sei la sola a dover sopportare il peso delle sofferenze. Anzi, sono tanti quelli come te che si rammaricano, e che dicono "Signore, proprio a me doveva toccare tutto questo? Ma cosa ho fatto di male?"

Queste persone non si rendono conto che sono stati loro stessi ad avere scelto le loro prove, le situazioni in cui si trovano. E le prove che incontrano nella vita non sono altro che il karma scelto. Il peso delle disgrazie li offusca, non sanno accettarle, non riescono a farsene una ragione. Ma solo perchè non si rendono ancora conto di averle scelte per fare evoluzione in questa vita.

Come Gesù è sceso in terra per "bere l'amaro calice poco a poco", così anche noi, tutti noi, dobbiamo bere l'amaro nostro calice un poco tutti i giorni. E' questa l'evoluzione.
Che cosa dobbiamo fare, dunque? Dobbiamo solo chiedere di avere la forza di bere quel calice poco a poco! Non si può chiedere che ce lo risparmino, perchè lo abbiamo scelto noi.

Questo dolore serve a noi, serve per risvegliare la nostra coscienza!
E poi, se ci pensi bene, più ti lamenti, più provi rabbia o rancore, e più soffri. Sei solo tu che ti fai questo male ulteriore. Se fai resistenza, peggiori la situazione: soffri di più e basta! Mi dirai: ma non ce la faccio più...Non è così. Le prove che ci danno (o meglio, che tu hai scelto, scegliendo il tuo karma) sono sempre prove che puoi sopportare. Nessuno ha davanti prove insuperabili. Con il tempo tutto si supera, dipende solo da te. A volte non basta questa vita per superare una prova, ad esempio un tuo difetto, o l'eccessivo attaccamento a qualcosa di terreno, e allora sarà necessaria un'altra vita per superarla. Ma prima o poi, se vuoi, ce la farai: con la pazienza, con l'umiltà, con l'accettazione.
Tieni poi pres
ente un altro aspetto di questa situazione: tu hai una o più anime gemelle che aspettano di ricongiungersi con te. Lamentandoti e non accettando la tua prova, tu non solo ritardi la tua evoluzione, ma ritarderai anche quella delle anime gemelle che ti aspettano.
Dunque, prega perchè le tue guide ti diano la forza di accettare le tue prove, di "bere l'amaro calice", di portare in fondo quello che hai scelto per questa vita, e vedrai che piano piano troverai la serenità.

Ti riporto qui di seguito una rivelazione del Maestro e una parte dell'approfondimento di Neri che ti ricordano che non ci dobbiamo lamentare: quello che succede intorno a noi lo dobbiamo vivere senza giudicare, né protestare, anzi essendo riconoscenti perchè questo significa il risveglio della consapevolezza, che piano piano prende corpo in noi, diventiamo consapevoli della conoscenza. Ormai siamo da tempo nella condizione di poter capire fino in fondo che la nostra l’anima non è altro che una parte di Dio... e di sapere qual è il compito dell’evoluzione del nostro io interiore.”



“E l’anima, la vostra meravigliosa anima che non è altro che una scintilla divina piena di luce...! Qual è il compito dell’evoluzione del vostro essere, del vostro io interiore? Io vi dico che l’anima che è in voi è luce, e con l’evoluzione essa spande e si allarga la luce intorno al proprio essere, al proprio corpo, alla propria piccola esistenza. Ma l’importante di questa luce che è in voi, è che deve illuminare la vostra coscienza! illuminare la vostra coscienza affinché essa sia viva e presente sempre, di quella conoscenza che vi fa palpitare e vi rende figli di Dio. Perciò pensate: un’anima che brilla, una coscienza che s’illumina!

Cosa vuole dire una coscienza che s’illumina? Significa rendere viva, palpitante la Verità che essa attira, una conoscenza che si risveglia, una conoscenza che comincia a palpitare, a vedere, a sentire, a meditare; la coscienza che dice: “Sono viva e palpito della stessa Vibrazione divina, palpito del mio essere poiché io sono viva e vivo nella Vibrazione cosmica, vivo nella Verità e finalmente posso veramente dire che la mia coscienza è sveglia, è reale, è veritiera.

Sono cosciente di una conoscenza che si è illuminata dalla stessa Vibrazione, dalla stessa sensazione, dalla stessa Luce che palpita in me. Essa si è risvegliata e illumina, non solo il mio essere e la mia coscienza, ma illumina la creazione. Posso finalmente allargarmi e illuminare chi è intorno a me per dare quella sensazione divina che è veramente viva: non è più sconosciuta, ma è vissuta di una Verità vera, ed è cosciente d’essere parte di Dio.

Perciò, non più addormentata o assopita, ma vera; una coscienza che palpita, che pensa, che parla, che vede: le sue sensazioni sono vive per Amore divino; sì, per Amore divino, ma soprattutto perché voi l’avete cercata, scavata nel vostro io interiore, e dopo lungo tempo di meditazione l’avete portata in superficie della vostra anima, che si è trasformata in Luce vera, in Luce viva!
Risvegliata da questo letargo, illumina e parla; illumina e parla a chi non sa sentire, brilla a chi non sa vedere, parla a chi è ancora muto e sordo. Perciò è stato detto: “Sarà dato a chi ha, sarà tolto, a chi crede d’avere, anche quel poco che ha.”

Ecco perché chi è in disarmonia con se stesso, non venga qui, poiché porta la sua discordia e la sua vibrazione in mezzo a tutti noi; dico noi, perché anch’Io soffro. Meglio che stia quaranta giorni nel deserto a meditare, a pensare, a risvegliarsi, affinché possa dire risvegliandosi nella propria coscienza: “Vattene Satana, l’uomo non vive solo di pane, ma della parola di Dio!”
Questo Io dico a quelli in mezzo a voi che hanno discordia dentro di sé: hanno bisogno di meditazione, e per quaranta giorni essi dovranno meditare per ritrovare quella fiamma che è dentro di loro. Che quella fiamma possa distruggere e bruciare tutta la perfidia e quelle sensazioni disumane, terrene, affinché possano risvegliarsi a nuova vita, affinché ognuno di voi, passati quaranta giorni, abbracciando il fratello o la sorella, possiamo dire tutti insieme: “Avevo un figlio che era morto ed ora è resuscitato. Faremo festa, non solo su questa terra, ma sarà festa nell’Alto dei Cieli.”

Ecco, Io dico a voi che una nuova era si affaccia alla soglia di questa povera vostra vita per dare luce, forza e calore, e soprattutto affinché la vostra mente, la vostra intelligenza spirituale che nasce dalla luce eterna della vostra anima, possa dire: “Finalmente vedo, finalmente vivo, finalmente sono cosciente d’essere vivo nella Luce divina.”
(Il Maestro 4.1.89)


“Capita tutto a me! Questa espressione non la dite mai, anche se vi casca il tetto intesta! Se dite “succede tutto a me”, questo è un richiamo. Non lo dite mai!, sennò vi attirate questa negatività, perchè mettete in dubbio l'Amore Divino!, mentre c'è un Dio che ti protegge, ti aiuta, ti ama, ti illumina, che ti dà tante cose belle.

“Ma c'è tanta cattiveria!” Non importa, non interessa a noi, non ci deve interessare! Noi sappiamo che Dio ama il buono come il cattivo, perciò anche questo non bisogna più dirlo...noi bisogna essere più grandi, più liberi, più buoni.

Non ignorare quello che succede, no! Ignorare no, perchè non si può ignorare ciò che ci succede d'intorno. Ma non si deve giudicare: sono situazioni che devi accettare; quello che succede nel mondo lo devi accettare, non devi puntare il dito e giudicare! Quello che succede intorno a noi va accettato, non si può né giudicare, né condannare. Solo pregare e sperare che non succeda più......
Siam
o venuti sulla terra per dare le nostre prove, per accettare le prove, donare le prove, consacrare a Dio le nostre prove. Quando noi saremo morti, saremo dimenticati. Perciò se non facciamo il bene ora, non lo si fa più. Quando siamo morti...ma guarda, se avevo detto, se avevo fatto! Potevi fare e non l'hai fatto! Potevi dare da mangiare e non l'hai dato; dovevi dare da bere e non l'hai fatto; dovevi curare e non hai curato; insomma, questo sta alla nostra dimensione di capire tali cose.
Lui non smette mai di darci la Sua Luce, anche quando si sbaglia, anche quando Lo si offende, perché Dio non è un mercante, quando ci dona la Sua Luce, la Sua approvazione non ce la toglierà più. Noi viviamo senza questa consapevolezza!!!

Dobbiamo sapere che Dio ci illumina continuamente! Non ce ne rendiamo nemmeno conto!
C'è tanta cattiveria? Non importa, non interessa a noi, non ci deve interessare! Noi sappiamo che Dio ama il buono come il cattivo, perciò anche questo non bisogna più dirlo, e viene detto di suo, perché diventa un dialogo del momento attuale per tutto quello che succede sulla terra. No! Non va parlato nemmeno di questo, perché noi bisogna essere più grandi, più liberi, più buoni.

E questo non significa ignorare quello che succede. No! Ignorare no, perché non si può ignorare ciò che ci succede d’intorno, ma non giudicare: è una situazione che devi accettare; quello che succede nel mondo tu lo devi accettare, senza puntare il dito e giudicare! Quello che succede intorno a noi va accettato, ma non si può né giudicare né condannare! Solo pregare perchè non succeda più.

Siamo venuti sulla terra per dare le nostre prove, per accettare le prove, donare le prove, consacrare a Dio le nostre prove! Siamo sulla terra per questo; se noi non sappiamo prendere questo momento, non lo prenderemo più, perché non sappiamo quanto viviamo.

Non c’è da aspettare: potevi fare e non l’hai fatto! Potevi dare da mangiare e non lo hai dato; dovevi dare da bere e non lo hai fatto; dovevi curare e non hai curato; insomma, questo sta alla nostra dimensione, alla nostra dimensione di capire tali cose. Se noi siamo già all’altezza di poter capire questa nostra dimensione, perché non lo facciamo? Chiaro? Facciamolo! Perché tanto, prima o poi anche voi sarete Maestri... chissà fra quante vite! Perché dipende dall’evoluzione dell’uno o dell’altro: a uno serviranno due vite, ad uno una, a uno ce ne vorranno dieci, ma sarete anche voi Maestri. Però, se non agite bene in questa vita, non farete altro che allungare il processo della vostra conoscenza e del vostro modo di agire o di esprimervi. E allora sta a noi!”
(Approf. Neri 11.2.95 su 4.1.89)
Campana
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