Maldicenza

I nostri Maestri ci hanno insegnato che: “Il nostro peggiore difetto è la maldicenza! Con la maldicenza si uccidono tutti! Con la maldicenza si imprigionano le anime più belle. La maldicenza è la cosa che ti condanna di più... La maldicenza è parlare male ad altri di qualcuno per metterlo in cattiva luce. Tutte le volte che tu parlerai male di qualcuno, dovrai pagare amaramente perché avrai creato uno stato di odio, uno stato d’indifferenza fra lui e l’altra persona. La maldicenza non è altro che la fucina del diavolo, perché con essa si crea odio! (v. link Luigi 24.3.93)

La maldicenza è conseguenza del giudizio. Noi giudichiamo sempre, anche senza accorgersene, una serie continua di giudizi che ci vengono quasi spontanei, giudizi dovuti al nostro vissuto, alle esperienze che abbiamo avuto, ai condizionamenti ricevuti. Sono schemi mentali, oggi si direbbe sono “applicazioni”: si clicca e subito arriva il giudizio. Tutto questo genera solo rabbia, gelosia, invidia, incomprensione, e tutte quelle paure che si sono radicate nel nostro cervello e che ci guidano nelle nostre azioni, sentimenti che purtroppo il pensiero occidentale ha accettato come normali senza contrastarli.

La maldicenza (il ”chiacchiericcio”, lo chiama Neri) è all'origine del male che creiamo noi esseri umani. Il male nasce soprattutto da questo continuo parlare male degli altri.

Approfondimento.

Per uscire dalle tenaglie della maldicenza non c'è che un sistema: eliminare il giudizio. Se si elimina il giudizio, si eliminano anche i ruoli di vittima o di carnefice, quelli che generano tutti i sensi di rabbia o di colpa. E si evita anche il malessere che ne segue, perchè “tu lo sai quando stai sbagliando, te lo dice tutto il tuo essere: e quella sensazione è la voce di Dio” (Yogananda).

Questo è il primo lavoro da fare in un serio percorso spirituale: liberarsi dei giudizi.

Non possiamo cambiare gli altri, ma possiamo cambiare noi stessi. Nel nostro ego prosperano tutte le nostre gabbie: siamo prigionieri dei pregiudizi, delle paure e delle abitudini mentali. E' su questo che possiamo lavorare. Diceva Ghandi: “se cambi te stesso, cambierai il mondo”. E il primo passo per cambiare è quello di smettere di giudicare.

Guarda caso, la parola "cattivo" deriva dal latino captīvus che vuol dire “prigioniero” (capĕre = prendere, catturare). Il significato si è evoluto col tempo: l'espressione iniziale captīvus diabŏli ("prigioniero del diavolo"), è diventata un più laico “malvagio”.

Per smettere di dare giudizi i maestri ci hanno suggerito un comportamento, da indossare come un vestito: per “essere buoni” occorre “dire bene”. Dire bene degli altri, di tutti gli altri, anche di quelli che ci piacciono meno. E dire bene significa bene-dire, mandare pensieri positivi come fossero benedizioni. Questo lavoro di miglioramento è molto impegnativo e dunque va fatto con calma, non è possibile darsi scadenze, non si può forzare il percorso dell'anima. Ma è un lavoro è essenziale!

Entrare dentro di noi con onestà, e scavare, cercare i nostri lati oscuri, lavorarci su. “Non si possono vedere gli angoli oscuri di una stanza buia; per vederli bisogna illuminarla la stanza.(v. link Astra 22.6.94). Le tenebre non sono il contrario della luce, ma sono solo assenza di luce. Basta farla arrivare, la Luce, e le tenebre spariscono. Non c'è dualità buio-luce, c'è solo unione di Luce.

Le tenebre sono i nostri difetti. Prima vanno snidati e affrontati. Poi vanno risolti con l'accettazione e il perdono (dobbiamo riconoscerli come parte di noi, accettarli, perdonare noi stessi) e infine vanno lasciati andare: sono il passato, che non conta più.

Neri ci ripete spesso che il passato è passato, che l'acqua passata non macina più e che ogni volta che sbaglio devo ripartire, ricominciare dall'oggi, migliorando ogni volta sia nei pensieri che nelle azioni che ne conseguono.

Ma il punto è: come si riconoscono i nostri difetti? Come si può riuscire ad ammetterne l'esistenza? C'è un solo modo: cambiare il nostro punto di vista, uscire dal nostro smisurato ego ed entrare dentro il punto di vista altrui. In una parola, cercare di capire gli altri.

"Come si fa a sapere che noi riconosciamo i nostri difetti? Quando si arriva a capire gli altri. Quando io arriverò a capire gli altri, avrò distrutto i miei difetti.... Devo annullare i miei, capire gli altri, e allora se io capisco gli altri, conosco me stesso!" (v. link Neri 25.1.95). E' questo l'ostacolo più difficile: mettersi nei panni dell'altro, comprenderne le ragioni. E se da soli non ce la facciamo, allora dobbiamo chiedere aiuto: "Cos’è la ricerca di ognuno di voi dentro di voi? E' quella battaglia interiore di ricercare i propri difetti; quando uno li ha conosciuti, deve chiedere l’aiuto a Dio per poterli superare." (v. link Il Maestro 13.2.91).

Solo così l’anima si acquieta e trova serenità, solo iniziando e poi intensificando un quotidiano lavoro di pulizia interiore, per diventare un essere umano che non si giudica e che non giudica!

Non solo è l’unico modo per essere in pace con noi stessi, ma è anche il sistema più efficace per poi sentirci bene: più fai buoni pensieri e più ti sentirai bene, in una continua spirale positiva. E ti faranno sentire bene anche le buone azioni: compiere un gesto, donare un sorriso, essere gentile, dire una parola buona ti riscalda l’anima.

Questo è il fuoco interiore che si risveglia dentro di noi. E questo fuoco si attizza buttando via i vecchi abiti, cioè le nostre vecchie abitudini mentali, e cominciando a guardare le cose in un altro modo, mettendosi nei panni degli altri, avendo occhi diversi.

Questa è la purificazione: il fuoco cosmico, che non è altro che lo Spirito Santo, brucia e ci protegge, protegge il nostro spirito, brucia e purifica intorno a noi tutte le maldicenze, tutte quelle che possono essere le cose più brutte, lo protegge fino a che lo spirito può veramente comunicare con Dio!” (v. link Neri 12.10.91)

“Per fare evoluzione tu devi superare il difetto del tuo fratello, come il fratello deve superare il difetto tuo. Se non sapete superare i difetti, come fate a volervi bene? Come fate a dialogare? Dov’è allora quella scintilla divina che vi illumina? Voi parlate con la mente del corpo, ma dovete parlare con la mente dell’anima! È questo che vi rende liberi e vivi.”(v. Link Luigi 19.6.85).

Guai a quel fratello che si offende! Perché essere permalosi è già un grosso difetto evolutivo. Chi è tanto permaloso non ha l’umiltà. Per arrivare all’umiltà non bisogna essere permalosi. Che fate allora se vi viene detto qualcosa e siete permalosi? Rispondete peggio o date un pugno? No, è proprio qui che, se vi rendete conto di essere umili, dovete accettare quella parola brutta del fratello; magari correggerlo molto bonariamente, affinché lui comprenda che non deve più parlare in quella determinata maniera, o meglio ancora se glielo dice un altro fratello e gli fa capire che ha parlato male.” (v. link Luigi 19.6.85).

Riferimenti

Il libro “La Parola del Cuore” sotto “Libri cartacei”: a pag. 105, 119 e 122.

Il tascabile “Benedire” sotto “Ebooks tascabili

La riv. di Marco 12.11.82 (benedire è vivere con serenità) sotto Rivelazioni n.31.

La riv. del Maestro 13.2.91 (cercare i nostri difetti) sotto Opera Completa Vol.IX.

L'approfondimento di Neri 12.10.91 (comunicare con Dio) sotto Approfondimenti.

La riv. del Maestro 15.10.92 (non giudicare) sotto Opera Completa Vol.X.

La rivelazione di Luigi 24.3.93 (cambiare noi stessi) sotto Opera Completa Vol.XI.

La rivelazione di Astra 22.6.94 (tenebre: assenza di Luce) sotto Opera Completa Vol.XII

L'approfondimento di Neri 25.1.95 (capire gli altri) sotto Approfondimenti.

La Domanda n.4 sotto Domande e Risp.( “I nostri pensieri creano energia negativa”)

La Domanda n.29 sotto Dom. e Risp. (“E' l'essere umano l'unica causa del male”)

La Domanda n.64 sotto Dom. e Risp. (“C'è tanto bisogno di pensiero positivo”)

La Domanda n.73 sotto Dom. e Risp. (“Il male del mondo lo formiamo noi”)

La Domanda n.124 sotto Dom. e Risp. (“la maldicenza è il seme del male”)

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