Sofferenza
Per questo tema, gli argomenti principali in sintesi sono tre: la nostra sofferenza personale, la sofferenza altrui, il reale significato della sofferenza di Gesù.
La ragione principale della nostra sofferenza è la mancanza della Luce. Noi siamo il nostro spirito, che è costretto a stare dentro il nostro corpo, nel guscio dell'anima. Lo spirito è fatto di Luce e vuole la Luce, dunque soffre perchè non vede la Luce. In origine l'anima aveva conosciuto la Luce; poi, dopo la caduta, è stata costretta a vivere sulla terra dentro un corpo, perciò soffre per la sua mancanza. L’anima ha bisogno della luce, e si adegua al corpo solo perché è il mezzo che le consente di fare evoluzione (questo avviene per tutti, anche per coloro che ancora non ne sono consapevoli).
Lo spirito soffre perché noi lo distogliamo dalla sua contemplazione, che sarà poi la nostra contemplazione di quando saremo tornati a Dio. Molte volte sentiamo di essere tristi senza sapere il perché. Alcuni di noi vorrebbero piangere: ecco, quella è l’anima che soffre. La rivelazione di Luigi 18.1.89 (v. sotto il link) ne spiega bene il meccanismo, e spiega anche perchè lo spirito soffre quando facciamo del male (“quando sbagli, tu allo spirito dai un grosso dispiacere”).
Approfondimento
A questa ragione di fondo si aggiungono poi tutte le motivazioni terrene: le malattie, il dolore, le noie quotidiane, i rapporti difficili con gli altri (e anche con noi stessi), i dubbi, le ansie e infine le mille paure. Tutto questo fa dire a tanti: "Signore, proprio a me doveva capitare tutto questo? Ma cosa ho fatto di male?" Ma queste persone non sono consapevoli del fatto che sono stati proprio loro ad avere scelto le loro prove, le situazioni in cui si trovano: le prove che incontrano nella vita non sono altro che il karma scelto.
Il peso delle disgrazie li offusca, non sanno accettarle, non riescono a farsene una ragione. Ma solo perchè non sanno di averle scelte per fare evoluzione in questa vita. Come Gesù è sceso in terra per "bere l'amaro calice poco a poco", così anche noi, tutti noi, dobbiamo bere l'amaro nostro calice un pò tutti i giorni. E' questa l'evoluzione.
Va anche detto che molta sofferenza ce la creiamo noi con la paura della sofferenza! Bisogna non averne paura, vivere la vita con leggerezza avere più fiducia nel disegno divino, ed evitare il più possibile di avere paura, altrimenti la sofferenza diventa uno stato d'animo permanente.
E non ci si deve lamentare, se non altro perchè così facendo la sofferenza pesa di più e dura di più: più uno si lamenta, più prova rabbia o rancore, e più soffre, facendosi altro male da solo. La situazione in cui uno si trova va dunque accettata con pazienza e umiltà.
Aiuta molto, poi, dedicare al Divino questa sofferenza che sopportiamo. Fratello Piccolo ha spiega che la sofferenza terrena va offerta a Dio (dice"Oh, mio Signore, Ti offro le mie sofferenze per l'evoluzione del mio spirito, affinchè io possa sentirTi e parlarti", riv. 4.10.89) e così piano piano il dolore terreno viene tramutato in dolore spirituale, viene accettato e diventa "gioioso", perchè offrirlo a Dio comporta gioia, dona serenità. Così, con questa accettazione, tutto si tramuta in gioia.
Sacrificare vuol dire rendere sacro (dal latino “sacer facere”). Un tempo era il rito che si faceva per rendere sacro un qualcosa come dono propiziatorio alla divinità. Nella vita terrena il sacrificio consiste nel rinunziare a qualcosa per uno scopo. In quella spirituale, invece, significa rendere sacro il nostro gesto, donandolo a Dio. Così facendo non sentiamo più il peso del sacrificio, ma al contrario ne intuiamo la profonda bellezza, diamo un senso alla sofferenza della vita, e accettiamo la sofferenza del nostro karma, che ci riporterà alla conoscenza dentro di noi e alla bellezza infinita della creazione intorno a noi.
Dio non obbliga nessuno a fare sacrifici ed a soffrire, non si deve agire per "timor di Dio", perchè Lui è amore e libertà. E' l'essere umano che sceglie di soffrire per fare evoluzione, e il sacrificio quotidiano ha lo scopo di ricondurci piano piano a casa, alla Luce. La sofferenza intesa come lontananza dalla Luce è finalizzata alla sua riconquista.
Dunque il punto centrale è che tutta l'evoluzione è basata sul sacrificio e sulla sofferenza: è solo così che ci si riscatta e si raggiunge la conoscenza. Avere queste prove di sacrificio in questo senso è un dono, come insegna il Maestro nella riv. 9.10.91.
“È la legge del sacrificio, perché senza sacrificio non puoi raggiungere l’unità del tuo spirito con lo Spirito dell’Assoluto. Per raggiungere questo ci è stato insegnato a soffrire ed andare avanti. Non lo vedi forse durante ogni giorno? Il sacrificio di alzarsi da letto anche se siete stanchi; il sacrificio di andare ad un lavoro anche se ne avete poca voglia; il sacrificio della vita che fate perché siete costretti a farla; il sacrificio nella famiglia, ché non trovate pace; il sacrificio delle notti che non sono perfette! Vedi allora, è tutto basato sul sacrificio, il sacrificio della croce.“ (Luigi 9.10.91)
Cosa dire invece della sofferenza altrui? Ne vediamo così tanta da restarne annichiliti. La prima cosa da fare è quella di non immedesimarsi nella sofferenza altrui.
Certo, è inevitabile entrare in empatia con tutti quelli che soffrono, condividere i loro drammi, soffrire con loro, ma questa partecipazione deve essere di breve respiro. Ci sarà un primo momento di compassione per questa loro sofferenza, ma poi dobbiamo distaccarcene, dobbiamo accettare, avere fede nel disegno divino, pregare e attendere con fiducia ciò che avverrà.
C'è un punto fondamentale, ed è che noi non siamo in grado di capire, non possiamo sapere qual'è il karma che si è scelto una persona, o una famiglia o un gruppo o un intero popolo, quali scelte sono state fatte prima di tornare sulla terra, e quindi non solo non possiamo giudicare quella data situazione, ma soprattutto non possiamo soffrire con o per loro. Tutto quello che avviene ha un suo senso, serve a qualcosa che prima o poi avverrà, e come tale dobbiamo accettarlo con fiducia.
Dunque, la prima regola dell'evoluzione è questa: tu devi preoccuparti solo di te stesso, devi pensare solo a superare i tuoi difetti e a seguire il tuo percorso per diventare migliore. Ce lo hanno insegnato chiaramente: ”Potete voi comprendere o conoscere il loro karma? Lasciate fare, ognuno ha il suo mulino; non vi preoccupate, ognuno si preoccupi per sé. Questa è la prima regola dell’evoluzione dell’uomo.” (L'Eremita 14.1.83)
E dobbiamo aiutare chi reagisce in modo eccessivo, dobbiamo dire loro “io non mi preoccupo, perchè so che da un male viene prima o poi un bene.” (Neri 25.3.92).
Agitarsi non serve: dobbiamo cercare di non essere troppo turbati dagli eventi che capitano e che fanno parte della vita, anche nel male. Non è disperandosi che attiriamo la Luce, ma è con l’amore, con l’equilibrio, con l’unione.
Perciò dobbiamo vivere con leggerezza, come ci insegnano da sempre i Maestri, dobbiamo distaccarci dal male sulla terra, spostare verso l'alto i pensieri, che sono energia che va preservata. Stacchiamoci dai pensieri della vita e ritroviamo l’intelligenza pura, che significa amore, generosità, gioia. E' solo tramite essa che si va al centro dell’universo, al cuore di Dio. E allora “ti accorgerai di essere utile e di essere grande in questo tuo piccolo cammino terreno.” (Luigi 30.10.91) “La sofferenza che deve essere gioia, aiutare gli altri, ma non soffrire.” (Il Maestro 30.10.91).
Infine su Gesù va letta la rivelazione 1.4.83 del Maestro in cui Lui stesso ci svela che non soffrì fisicamente sulla croce, ma solo spiritualmente. L'insegnamento contenuto in questa rivelazione è chiaro: se il nostro spirito fosse veramente pronto, noi non soffriremmo per le prove terrene, così come Lui non soffrì sulla croce:
"Le Mie sofferenze furono grandi nel vedere l’indifferenza di tanti increduli, l’indifferenza di fratelli che avrebbero potuto salvarsi e rinnovarsi totalmente nell’attimo in cui Io spiravo.Il corpo spirò, ma l’anima che ne era al di sopra come spettatrice, cioè Io, soffrivo, soffrivo e vedevo, ahimè, quella grande indifferenza. Vedevo tanta gente che piangeva per il Mio Nome ed anche di loro ebbi pietà, non per le lacrime che versavano per la Mia scomparsa della morte, piangevo per loro perché non avevano compreso che il Figlio di Dio non sarebbe mai morto." (Il Maestro 1.4.83)
Riferimenti
Il libro “La Parola del Cuore” sotto “Libri cartacei”: a pag. 142 ss. sul perdono.
Il tascabile “Perdono” sotto “Ebooks tascabili”.
La rivelazione dell'Eremita 14.1.83 (la prima regola) sotto Rivelazioni n.33.
La rivelazione del Maestro 1.4.83 (la sofferenza di Gesù) sotto Rivelazioni n.36.
La rivelazione di Luigi 18.1.89 (la contemplazione) sotto Rivelazioni 1989.
La rivelazione di Fratello Piccolo (offrire la sofferenza) sotto Rivelazioni 1989.
La rivelazione di Luigi 9.10.91 (tutto è sacrificio) sotto Rivelazioni 1991.
La rivelazione di Luigi 30.10.91 (essere utili agli altri) sotto Rivelazioni 1991.
L'approfondimento di Neri 16.10.91 (non avere paura) sotto Approfondimenti 1991
L'approfondimento di Neri 25.3.92 (donare la sofferenza) sotto Approfondimenti 1992
La Domanda n.18 sotto Dom. e Risposte (“la sofferenza di Gesù sulla croce”)
La Domanda n.65 sotto Domande e Risposte (“il dono della sofferenza”).
La Domanda n.114 sotto Domande e Risposte (“le ragioni della sofferenza”).
La Domanda n.121 del 3.12.2022 sotto Dom. e Risposte (“l'uomo si forma con la volontà”)
La Domanda n.125 sotto Dom. e Risposte (“vivere con leggerezza”)
La Domanda n.126 sotto Dom. e Risposte (“proprio a me...”)
La Domanda n.131 sotto Dom. e Risposte (“ciò che ci fa soffrire.”)
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